News dicembre 2006


21 DICEMBRE 2006


su  TOFOGmyspace c'è il video di "Mission beat".




21 DICEMBRE 2006






















19 DICEMBRE 2006

INTERVISTA A RUSSELL CROWE

(Donna Moderna)
Anche lui ha un punto debole. Anzi, tre: la moglie e i due bambini. Appena parla di loro Russell Crowe, al cinema in Un'ottima annata, dimentica il suo caratteraccio. E scopre un lato tenero insospettabile (ma sempre irresistibile) Quando arrivo all'appuntamento, all'hotel St. Regis di Roma, Russell Crowe sta giocando con il figlio di 3 anni Charles. Lo prende in braccio, lo sbaciucchia, se lo spupazza sulle ginocchia. Non credo ai miei occhi. Ma come: l'attore australiano non era il gladiatore per antonomasia, il rude macho che ha scippato Meg Ryan al legittimo marito, il divo irascibile che i camerieri d'albergo temono per le sue scenate con tanto di lancio del telefono? Era, appunto. Perché durante questa intervista sul suo nuovo film, la commedia romantica Un'ottima annata, Crowe rivela un insospettabile, e irresistibile, animo gentile.
Mister Crowe, sa che Charles sembra la sua fotocopia?
«Quando era appena nato, mia moglie Danielle e io lo fissavamo per capire da chi avesse preso cosa. È venuta fuori una lista lunghissima: da me il mento e le labbra, da Danielle gli zigomi, dal nonno la fronte, dallo zio le orecchie. Per un sacco di tempo mi è rimasto un dubbio sugli occhi. Poi, l'illuminazione: sono uguali a quelli di mia madre» (quelli di Crowe, verdi, si illuminano di tenerezza).
E il suo secondogenito Tennyson a chi assomiglia?
«Ha 5 mesi, è presto per capirlo. Però anche lui ha un rapporto speciale con il numero 7, come tutta la nostra famiglia. Io sono nato il giorno 7, Danielle il 16, e 6 più 1 fa 7. Noi due ci siamo sposati il 7. Charles è nato alle 7 meno 7 minuti, Tennyson alle 7 del 7 luglio. Le sembro pazzo?» (ride).
Pazzo no... Però corre voce che abbia un caratteraccio
«Anche Peter O'Toole e Richard Burton avevano questa fama. E poi sfogare la rabbia fa bene alla salute: quelli che si tengono tutto dentro prima o poi fanno il botto, magari con un bell'infarto... Certo, mi scoccia parecchio passare per quello che non sono».
E il telefono lanciato addosso al cameriere di un albergo di New York?
«È stato stupido e irrazionale prendermela con lui perché non riuscivo a chiamare Danielle in Australia. Però dalle mie parti sarebbe finito tutto con una stretta di mano, altro che arresto».
Ma è vero che spesso risponde male
«Solo a chi è aggressivo con me. E giù titoli a caratteri cubitali sui giornali. Sa la verità? Passo per essere uno scocciatore perché non rinuncio a dire la mia opinione, anche se è diversa da quella degli altri. Ho appena rifiutato il copione di un kolossal da 180 milioni di dollari perché i produttori volevano pagare poco gli attori. Be', io non sono disposto a violare le regole sindacali. Scommetto che ora inizierà a girare la voce che sono pure avido...».
Che rapporto ha con i soldi?
«Non ne sono ossessionato: li guadagno e li spendo. Anche per cose utili, come costruire una piscina pubblica nella valle dove c'è il ranch dei miei».
Un'ottima annata è la prima commedia romantica della sua carriera. Cosa l'ha spinta a interpretarla?
«Mi è piaciuta la trasformazione del protagonista da manager rampante e senza scrupoli a placido gentiluomo di campagna: è un ribaltamento di valori, dal potere all'amore».
Quali sono i suoi, di valori?
«Al primo posto, e anche al secondo e al terzo, c'è la famiglia. Poi viene tutto il resto, lavoro compreso: i set dei miei film non devono essere troppo lontani o scomodi, così posso portarci anche mia moglie e i miei bambini».
Lei è stato un rubacuori, ma poi ha sposato la sua fidanzata storica...
«Danielle è stata il mio primo amore, ci siamo conosciuti nel 1989».
Avere avuto un figlio dopo l'altro è stato un caso o una scelta?
«Una scelta. Tennyson l'abbiamo concepito in Francia proprio durante le riprese di Un'ottima annata. È successo in una cappella dei Cavalieri di Malta dell'11esimo secolo».
Molto sensuale
«Molto romantico. E i santi intorno a noi sorridevano comprensivi».
Nel corso del film il suo personaggio diventa un intenditore di vini. Lei lo è?
«Adoro bere un buon bicchiere (nella cantina del suo ranch ha centinaia di bottiglie pregiate). E confesso che preferisco i bianchi australiani e neozelandesi a qualsiasi rosso, francese o italiano che sia».
Anche prima l'ho sentita fare pubblicità ai vini del suo Paese: è stato talmente persuasivo che verrebbe voglia di comprare da lei un'auto usata «Non credo che qualcuno verrà mai dall'Italia all'Australia per chiedermi di vendergli il mio pick-up» (ride).
Dalla carriera ha avuto tutto. Ha ancora un sogno nel cassetto?
«Una fantasia: fare un film in una lingua completamente diversa dall'inglese. In italiano, magari».
Davvero? E come mai?
«Mi piace molto. Quando sono a casa in Australia, io, mia moglie e i miei genitori facciamo lezione due volte alla settimana con Beatrice, una vicina napoletana. Certo, non sono un alunno molto assiduo: la maggior parte delle volte mi trovo dall'altra parte del globo. Per imparare davvero la sua lingua dovrei lavorare con un regista italiano».
Chi, per esempio?
«Amo Roberto Benigni: La vita è bella è un vero capolavoro».
La sua biografia
Russell Crowe nasce il 7 aprile 1964 a Wellington, in Nuova Zelanda. Fin da ragazzino ha un carattere molto irrequieto, che lo spinge ad abbandonare le superiori e a iscriversi alla scuola di teatro di Sydney, in Australia. Nel 1989 incontra l'attrice Danielle Spencer. Ma prima di sposarla, nel 2003, si prende un paio di sbandate: nel 2000 ha una relazione con la collega Meg Ryan (che per lui lascia il marito Dennis Quaid), nel 2002 un presunto flirt con Nicole Kidman. Ora Russell e Danielle vivono in Australia con i due figli: Charles, 3 anni, e Tennyson, 5 mesi.
I suoi successi
Dopo il debutto in Giuramento di sangue (1990), Russell Crowe sbarca a Hollywood per merito di Sharon Stone, che lo vuole come partner nel western Pronti a morire (1995). Con L.A. Confidential (1997) l’attore diventa un sex symbol, grazie a Il gladiatore (2000) vince l'Oscar. È bravissimo anche in A beautiful mind (2001), in Master & Commander (2003) e, c’è da scommettere, in 3:10 to Yuma, che sta girando ora.



18 DICEMBRE 2006

'Natale a New York' super.

Al debutto il 'cinepanettone' diretto da Neri Parenti, con Christian De Sica, Massimo Ghini, Claudio Bisio e Fabio De Luigi, conquista la vetta del botteghino con 3.700.893 euro e una stratosferica media per sala (7.145 euro). Il risultato di 'Natale a New York', riferito alle sale monitorate da Cinetel, nel primo weekend di programmazione è superiore a quello di 'Natale a Miami' dell'anno scorso (3 milioni e 229mila euro), 'Christmas in Love' del 2004 (2 milioni e 312mila euro), 'Natale sul Nilo' del 2002 (3 milioni e 497mila euro), mentre è inferiore a quello di 'Natale in India' (4 milioni e 303mila euro), uscito però in pieno periodo natalizio nel 2003. Dietro la corazzata targata Filmauro, un vuoto di oltre due milioni di euro: 'Olè', il 'contro-cinepanettone' con l''ex' Massimo Boldi e Vincenzo Salemme, si piazza al secondo posto con 1.505.967 euro, mentre al terzo è 'Deja vu - Corsa contro il tempo', il thriller con Denzel Washington (1.055.492 euro). Quarta piazza per il 'cinepandoro' di Alessandro D'Alatri, con Paolo Bonolis e Sergio Rubini, 'Commediasexi' (597.237 euro), seguito dall'animazione 'Boog e Elliot a caccia di amici' (475.888 euro) e dalla quinta new entry del weekend, la commedia di Ridley Scott con Russell Crowe 'Un'ottima annata' (439.666 euro). Completano la classifica l'animazione 'Happy Feet' (settima con 330.081 euro); il prequel horror 'Non aprite quella porta - L'inizio' (ottavo con 241.438 euro); 'Anplagghed al cinema' del trio Aldo, Giovanni e Giacomo (201.231 euro) e l'horror 'Il prescelto' (155.526 euro).



17 DICEMBRE 2006
 Video

di presentazione di "Un'ottima annata" su Sky TV



17 DICEMBRE 2006

Recensioni su "Un'ottima annata"

(adnkronos)
 La voce d'Italia
 Corriere della sera
 Libertà
 La rivista online
 Film up




15 DICEMBRE 2006

RUSSELL CROWE * Io non sono cattivo, è che mi disegnano così!

(vipline.it)
In occasione dell’uscita del film “Un’ottima annata-A Good Year”, l’attore racconta a Grazia cos’è stato a farlo cambiare così “Non so se sono maturato, ma mi sento molto più rilassato, non mi facci più innervosire e turbare dalle sciocchezze. Avere dei figli insegna davvero ad apprezzare tutto ciò che di buono ci offre la vita e a ignorare ogni altra assurdità. Preferisco essere una persona contenta che tormentarmi per qualcosa”. A 42 anni, sposato con Danielle Spencer con cui ha due figli, Charles 3 anni il prossimo 21 dicembre e Tennyson di 5 mesi, un Oscar per il “Gladiatore” e una nomination per “A Beautiful Mind”, un Golden Globe, l’attore Russel Crowe sembra aver abbandonato la parte da duro macho che alza la voce e spesso anche le mani e aver cambiato vita. Oggi esce il nuovo film di Ridley Scott (Un’ottima annata-A Good Year) in cui Russel interpreta un ruolo leggero, da commedia. “Anche questo è un lato del mio carattere che non trapela mai da quello che giornali e tv raccontano o mostrano di me. Allo stesso tempo non mi preoccupa che si sia creata di me una determinata immagine. Se giova agli affari, è divertente essere visti anche il quel modo”. sarà il fatto di essersi sposato, sarà che diventare papà cambia un po’ la testa, sarà quel che sarà, ma Russel sembra proprio un uomo nuovo. E anche più simpatico. “Probabilmente aver messo radici mi fa considerare le cose in modo diverso: ora che i miei figli e mia moglie vengono prima di tutto il resto, mi rendo conto che ci sono cose ovvie, che prima non notavo. Per esempio capisci e valuti meglio la tua vita, ti rendi conto che non puoi solo limitarti a lavorare e a darti da fare in continuazione. Cominci a concederti più tempo per godere di tutto ciò che ti circonda e questo semplifica la vita a ogni livello”

15 DICEMBRE 2006


"A GOOD YEAR"

(agoranews.it)
Dal 15 dicembre approderà nelle sale italiane UN’OTTIMA ANNATA film di Ridley Scott basato sul romanzo “Un amore per caso – a good year” scritto da Peter Mayle. Sicuro di sé e arrogante, ostinato e affascinante, Max Skinner (Russel Crowe) è un banchiere di successo specializzato in transazioni finanziarie. Squalo della finanza sulla piazza londinese, Max non conosce rivali nella corsa alla conquista delle borse europee. Il suo ultimo successo infatti, è stato un “misero” guadagno a sette cifre, con grande sgomento e dolore dei suoi rivali. Ma in fondo, il trionfo di Max è in linea con la sua filosofia di vita secondo la quale “vincere non è tutto, è l’unica cosa! Poco dopo il suo ultimo exploit, Max riceve una brutta notizia dalla Francia: l’anziano zio Henry (Albert Finney) è morto e Max è l’unico beneficiario della sua tenuta, che include un villa in Provenza con tanto di vigna. La tenuta si chiama La Siroque, ed è il luogo in cui Henry si è dedicato alla coltivazione dell’uva negli ultimo trent’anni. Max si reca alla villa dove era solito trascorrere le vacanze da ragazzino insieme all’eccentrico zio, che non vedeva e non sentiva più da diversi anni. I ricordi di Max e il passare del tempo risvegliano in lui emozioni e sentimenti che pensava fossero scomparsi per sempre, e che gli permettono di apprezzare nuovamente e da una nuova prospettiva la filosofia di vita dello zio Henry, e soprattutto della vita in Provenza: “Non c’è nessun altro luogo al mondo in cui si può essere occupati facendo così poco e divertendosi così tanto!” Secondo Russell Crowe, i flashback servono a sottolineare uno dei temi centrali del film e cioè che ‘fino a quando una persona resta nel nostro cuore, non muore mai.’ “Ho pensato che si trattasse di una meravigliosa metafora,” commenta Crowe. “Quando Ridley ed io abbiamo lavorato per ‘Il gladiatore,’ la metafora era la morte ma oggi, in UN’OTTIMA ANNATA, abbiamo discusso anche di un tema come la reincarnazione, e non mi riferisco al ritorno dal mondo dei morti ma parlo piuttosto di quello che succede a Max, una persona che per certi aspetti era come morta ma che dall’esperienza in Provenza trova nuove energie e esce rinato. Ogni personaggio di questa storia affronta una situazione che gli cambierà la vita in meglio.” “Credo che il pubblico dopo aver visto il film riscoprirà i ricordi della sua infanzia,” commenta il quattordicenne Freddie Highmore, che interpreta Max da ragazzo. “Il film spingerà tutti a guardarsi indietro e a considerare le cose che ci sono successe nella vita. Quando era un ragazzo, Max non si rendeva conto di quanto fossero importanti gli insegnamenti dello zio Henry ma una volta adulto, tornando in quei luoghi si rende conto di quanto abbiano contribuito alla sua crescita e a fare di lui l’uomo che è.”



13 DICEMBRE 2006

Il nuovo Crowe: tutto amore, famiglia e buon vino

(panorama.it) art. del 12/12/06
L'attore australiano è a Roma per presentare il suo ultimo film, in cui è diretto ancora una volta da Ridley Scott. Ma l'epica de "Il gladiatore" e la rudezza di "Master and Commander" sono lontani. A Panorama.it l'attore svela i motivi che lo hanno convinto a calarsi in un ruolo lento e dolce come l'estimatore di vini, a cui l'amore cambierà la vita Bagno di folla per Russell Crowe a Roma per presentare il suo ultimo film A good year che nel titolo italiano è diventato Un amore per caso. Premio Oscar nel 2001 con Il gladiatore, Crowe torna ad essere diretto dal regista Ridley Scott, ma questa volta si cimenta in una commedia romantica a lieto fine in cui addirittura si rivela un esperto di vini. Accanto a lui ci sono gli attori Albert Dinney e Marion Cotillard. Un amore per caso racconta la storia di un broker della finanza londinese, Max Skinner, che riceve in eredità da uno zio defunto, al quale era molto legato e che lo ha allevato da bambino, dei vigneti in Provenza. Dallo zio Max ha imparato che la vita va assaporata con calma, dando ad ogni evento la giusta importanza. Valori che aveva dimenticato e che riemergono lentamente dalla sua coscienza proprio durante il soggiorno in Provenza. Un soggiorno che, da provvisorio, si trasforma in definitivo perchè il protagonista, in terra francese, incontra la donna che muterà la sua esistenza, dandogli il coraggio di imprimere una svolta definitiva al suo futuro. Da broker, infatti, diventerà un affermato produttore vinicolo.
Russel Crowe spiega a Panorama.it i motivi che lo hanno spinto ad abbandonare il ruolo dell'aspro e rude capitano di Master and Commander per calarsi in quello di estimatore di vini.
Una commedia romantica per un ex gladiatore. Non è un cambiamento un po' troppo veloce?
A good year è solo apparentemente un film leggero. In effetti suscita interrogativi fondamentali come è accaduto al protagonista che, ad un certo punto della sua vita, ha guardato al passato chiedendosi dove avrebbe voluto andare in futuro e per chi, a suo parere, valeva la pena di vivere. La risposta ha trasformato completamente la sua esistenza. Quando una commedia fa riflettere, manda un messaggio importante al pubblico.
Qual è il suo rapporto con Ridley Scott?
Scott per me è una persona eccezionale. Condividiamo il medesimo senso estetico, lo stesso metodo di lavoro e la simpatia per l'ironia intelligente. Ma discutiamo anche molto e spesso abbiamo bisogno di tempo per trovarci in sintonia. Prima di girare Il gladiatore eravamo d'accordo solo su venti pagine della sceneggiatura. Per A good year, invece, erano ben quarantacinque le pagine sulle quali concordavamo. Dopo Il gladiatore tutti ci chiedevano di tornare a lavorare insieme. Oggi lo abbiamo fatto ed io finalmente ho capito che al cinema, per un attore, è fondamentale essere diretto da un bravo regista. Certo, prima di scegliere A good year ne abbiamo scartati tanti di soggetti.
Come mai si è deciso ad abbandonare i ruoli drammatici?
Cerco di non fossilizzarmi mai negli stessi personaggi, mi piace osservare l'impatto che hanno sul pubblico i mutamenti della mia professione.
Che rapporto ha con il vino?
Un rapporto caloroso. Ma a differenza del mio personaggio nel film, amo di più i vini delle terre moderne, come la Nuova Zelanda, la Tasmania e l'Australia. Spezzo una lancia a favore della mia patria, l'Australia, anche a costo di apparire plebeo.
E con i vini francesi?
Ho il vantaggio di essere un australiano, nato in Nuova Zelanda, che beve quel che più gli piace.
Come il suo personaggio Max, anche lei ha avuto una figura di riferimento nella vita?
Mio zio Davide, l'unico della mia famiglia ad essere un attore. È stato lui ad insegnarmi a non risparmiare nulla di me stesso nell'interpretazione di un ruolo. Secondo la filosofia corrente, l'attore doveva partecipare poco alla vita del suo personaggio.
È cambiata la sua esistenza dopo il matrimonio?
Radicalmente. Oggi la famiglia occupa i primi dieci posti nella classifica delle mie priorità. Non accetto di girare film se non posso portare con me mia moglie ed i miei due figli. Non devo più dimostrare di essere qualcuno e questo mi da molta serenità. Mi godo la vita, cerco di schivare i fotografi, sono sereno. Insomma metto in pratica la filosofia di A good year.
Progetti futuri?
Ho finito di girare American gangster, ancora con Ridley Scott. Accanto a me Danzel Washington che interpreta un criminale vero, Frank Lucas, trafficante di eroina attivo tra il 1969 ed il '74. Fu il primo ad uscire da Cosa nostra e, dal Sud Est asiatico dove si era trasferito, inviava droga negli USA nelle bare dei soldati morti.
Ci sarà «Il gladiatore 2»?
Forse, se troveranno un modo per farmi resuscitare.



8 DICEMBRE 2006


Stamattina, alle 11 su "Comingsoon" canale 807 di Sky, verrà trasmesso uno speciale su "Un'ottima annata". La replica sempre oggi alle 15.45



8 DICEMBRE 2006


Su  Myspace t.o.f.o.g. c'è il video di "One good year"



7 DICEMBRE 2006


 QUI

la pagina ufficiale della "Medusa" del film "Un'ottima annata".



7 DICEMBRE 2006


IL 13 DICEMBRE ALLE 21 SU CANALE CINQUE, VERRA' TRASMESSO "IL GLADIATORE"

per la gioia di tutte noi!!!



6 DICEMBRE 2006


Il nuovo Russell Crowe: «Meno cinico, più dolce Con Scott sono rinato»

(ilgiornale.it)
A Natale sono tutti più buoni. Il gladiatore, per esempio, nel virile fisicaccio dell'attore australiano Russell Crowe, torna sul grande schermo con Un'ottima annata (dal 15 nelle sale, perché non è detto che si debba per forza scegliere il cinepanettone o il cinepandoro di casa nostra), garbata commedia dal romanzo pressoché omonimo di Peter Mayle (Garzanti) e invece del suo implacabile gladio, rotea la racchetta da tennis. Al posto dell'infida scena romana c'è la dolce Provenza e, soprattutto, invece del vendicativo Massimo, alle prese con l'arena e i reziari, troviamo il deciso, ma sentimentale Max Skinner, manager londinese che diverte e fa ridere mentre, tra i grappoli d'uva, ricorda lo zio bon vivant e insegue la gonnella di Fanny. E, se ancora funziona il collaudato tandem con Ridley Scott, ciò è dovuto al rilancio di Crowe (ormai suo interprete-feticcio) in chiave umoristica. Con un filo di pancetta, che giova al suo fascino maturo; alle prese con un navigatore satellitare, che tra i vigneti provenzali proprio non serve; immerso nella cacca di mucca fino al collo e tormentato dagli scorpioni domestici, quando dimentica di esporre in finestra il mazzetto di lavanda, il divo Russell mette i panni del broker, desideroso di cambiar vita. Il finale è felice, perché ci riesce. Caro Russell Crowe, dopo Il gladiatore, ritorna nuovamente diretto da Scott. Che cosa vi ha spinto ad affrontare l'insolito tema del brindisi alla vita dolce? «Ridley ha investito in un bel vigneto, in Provenza. Io stesso, che apprezzo molto il vino, soprattutto quello australiano, ero attratto dall'idea di qualcosa di lieve, di più intimista. Da tempo cercavamo insieme un progetto, che ci convincesse. E il progetto del vino, come l'ha chiamato Ridley, è risultato il più forte. Il fatto è che desideravamo tornare a lavorare insieme. E poi, qui, con la scusa dei vigneti, si affrontano temi complessi». Per esempio? «Il tema della reincarnazione. Che, in un certo senso, ci ricollega al Gladiatore. Il mio personaggio, in effetti, è qualcuno che vuole cambiar pelle, re-incarnarsi, passando dall'arida vita del broker cinico, amante del rischio finanziario, ad un'esistenza più umana, con ritmi più giusti e spazio per i sentimenti». È noto quanto lei sia stanziale, non amando lasciare la sua fattoria: come si è trovato a girare, per vari mesi, in Provenza, così lontano dall'Australia? «Magnificamente! Più che altro, è stata una vacanza. Basti pensare che il mio ultimogenito è stato concepito proprio lì». Che regista è Ridley Scott? «Molto esigente e parsimonioso. Nel senso che si prefigge di rispettare i tempi di produzione e il budget di spesa. Perciò non ama sprecare, dà il massimo e così anche tu sei spinto a fare altrettanto». In una scena di Un'ottima annata la si vede raccogliere una manciata di terra, sbriciolandola tra le dita, come faceva Massimo ne Il gladiatore. Si tratta di una citazione? «Sì, io e Scott volevamo mettere nel film un cenno, che legasse il presente al passato. Max è stata concimata con sterco animale». Ogni tanto si parla di un Gladiatore 2: girerà un seguito di quel film da Oscar? «A Hollywood tutto è possibile. Persino resuscitare i morti! Naturalmente, è nei nostri pensieri un secondo progetto, ma occorre trovare una chiave per richiamare in vita il protagonista». Ha in lavorazione un altro film con Ridley Scott? «Stiamo chiudendo American Gangster, che toccherà corde più usuali, per noi. Stavolta daremo vita a un mondo popolato da criminali e detectives, più in linea con quanto il pubblico si aspetta da me».



5 DICEMBRE 2006


Crowe: la terapia d'urto è finita

(Yahoo! Italia Notizie)
I più dicono che se era apparso calmo e riflessivo, profondamente maturato, il merito era soprattutto suo, del famoso guru re dei pr Robin Baum. Russell Crowe anche nella sua trasferta romana aveva sorpreso stampa e fotografi . Una volta tanto non si era fatto attendere per due ore (come era già accaduto in passato), si era concesso alle domande con una pacatezza esemplare ed aveva sorriso, forte della famiglia al seguito, moglie e due figli. Baum riuscito nel miracolo, sì perché, proprio come nel film "Terapia d'urto", il pr guru, novello Jack Nicholson, era riuscito ad incanalare la rabbia del "Gladiatore" in modo costruttivo e a ricostruirgli un immagine credibile agli occhi del mondo. Baum era stato assunto lo scorso anno, subito dopo che l'attore, causa l'ennesimo scoppio di ira, aveva aggredito a New York un povero malcapitato. Ora, però, Russell sembra averne avuto abbastanza. Robin Baum è stato liquidato da Crowe per inconciliabili diversità di vedute. Ad occuparsi di lui e i suoi vezzi l'agenzia William Morris and Co.. E chissà se riusciranno ad arginare i modi non ortodossi del loro assistito.



3 DICEMBRE 2006


Intervista a Russell sulla rivista "ELLE" di dicembre

Russell Crowe, oggi, è di ottimo umore: «Vengo dalla Nuova Zelanda, una terra di vulcani e geyser: non deve stupire che abbia un carattere difficile!». Poi, suadente: «Ma sono cresciuto in Australia, un’isola più dolce, sebbene molto energica... Comunque, due anni fa, mi ha fatto bene girare la boa dei quarant’anni». Grande attore, uomo controverso e per molti arrogante, Russell, da quando si è sposato e ha avuto due figli, è cambiato, e anche nell’incontro si dimostra disponibile e aperto, come mai era stato in passato quando appariva sempre sulla difensiva. E spesso aggressivo, come nel primo incontro a Roma, ai tempi di L.A. Confidential. Seduto sul divano, stivali da cowboy, capelli lunghi e non propriamente di fresco shampoo, diceva: «In Australia non siamo rozzi e incolti mandriani con le unghie sporche! Io amo la musica e il teatro, oltre alle notti brave con i miei amici». Molto tempo è passato da allora: Russell, nel 2001, ha vinto un Oscar per Il gladiatore diretto dal suo amico Ridley Scott mentre altre volte i membri dell’Academy, che non lo amano, gliel’hanno ingiustamente negato. Pensate alla straordinaria interpretazione in A beautiful mind e Cinderella man. «Credo di avere una forma di integrità e un atteggiamento di estraniazione rispetto a Hollywood», dice, «e questo può dare fastidio... Ho stabilito contatti con persone che stimo: Ridley, Ron Howard, Curtis Hanson... A Hollywood vado quando è necessario: a Los Angeles, il successo diventa una droga che uccide la creatività. Ricordo come un incubo i primi anni in California: vivevo in un residence, la notte sprofondavo nell’angoscia, mi sentivo un animale in gabbia. Non ho mai pensato di trasferirmi lì e se l’avessi fatto sarei morto per mancanza di ossigeno». Crowe ha molte qualità, oltre a un talento indiscutibile, e quando si apre è un uomo assolutamente schietto. «Sì», dice, «il rapporto con Meg Ryan ha turbato la mia vita, ha messo in discussione i miei legami e l’ho vissuto con onestà. Non rinnego alcunché di quella passione forte. Non hai il pieno controllo delle tue emozioni quando giri un film in Ecuador, nella pampa o nella giungla. Tutto viene dilatato, tutto si mescola... Meg è una bella persona e, forse, ci siamo fatti del male, ma siamo anche cresciuti. Spero che, oggi, abbia la vita che ha sempre desiderato. Io ho avuto poche storie importanti, sentivo che sarebbe stato impossibile costruire, con donne diverse da quella che poi è diventata mia moglie, la vita che voglio. Danielle ha saputo aspettare che passassero alcune bufere e oggi il nostro rapporto è per sempre. Non saprei vivere un solo giorno senza la mia famiglia e scelgo anche i film a secondo della possibilità di portarla con me». Infatti, al Festival di Toronto, dove ha presentato A good years, è arrivato con tutta la troupe di figli, moglie e tata. Idem a Roma e a Parigi e Londra. E gli addetti stampa ricordano le sue cento richieste, ma Russell è fatto così: o lo accetti o perdi ogni contatto con la sua vera natura: «Che è malleabile», assicura, «e disponibile, ma solo a certe condizioni. Io sono un animale che vive bene nelle sue tane e, allora, riservo anche molte sorprese». È vero che sa lavorare a maglia e cucinare come un cuoco sopraffino? «È vero e so anche maneggiare perfettamente il trattore del mio ranch, parlare al bestiame, alle piante e ascoltare le amiche di Danielle, che ora è sempre con me e si dedica ai nostri due figli. È una magnifica cantante, ha scritto nuove canzoni mentre aspettava i nostri due figli, Cherles e Tennyson, e io la sprono a fare un nuovo album. “Dani” ha dolcezza, stabilità, forza di carattere e altruismo, qualità necessarie per aderire al mio mondo e per costruire il nostro. Non è affatto ossessionata dalla sua immagine, come la maggior parte delle attrici». È felice dell’ultimo film, A good year - Un amore per caso, diverso da tanti suoi di stampo prettamente virile? «È stato uno dei periodi migliori della mia vita quello trascorso in Provenza per le riprese. Ridley Scott ha una casa in Francia, e stavamo tutti lì, la troupe, sua moglie, Danielle e gli amici degli altri protagonisti del film. Le serate e le notti erano dolci e, se si finiva di lavorare nel pomeriggio, io preparavo tè e biscotti per tutti. C’erano una calma, una beatitudine nel paesaggio che si trasmettevano a tutto il nostro lavoro; nella villa dove giravamo c’era un senso antico della vita, dell’intimità, lontano da stress e competizioni. È stato una sorta di balsamo e io non finivo mai di farmi raccontare da Peter Mayle, l’autore del libro, la sua decisione di lasciare una carriera per diventare un uomo di campagna nella quiete del Sud della Francia». «Nessun lavoro mi ha riconciliato con me stesso come questa commedia d’amore, sulla memoria, sulla serenità dei veri valori che ti aiutano a riscoprire la parte migliore di te stesso. In fondo, anch’io decidendo di vivere in Australia ho fatto le scelte di fondo del mio protagonista Max Skinner, che al corrosivo lavoro di agente di Borsa a Londra preferisce, dopo tante incertezze, i lenti ritmi delle giornate d’agricoltore e l’allegria di un ritrovato primo amore con la bambina, ormai cresciuta (e recitare con la grazia e l’estro di quella deliziosa attrice che è Marion Cotillard è stato come sentire il profumo della lavanda ogni giorno), che era stata sua compagna di giochi nelle lunghe e indimenticabili estati provenzali della sua infanzia. Ho amato molto questo film, sembrava di stare dentro un quadro di Cezanne e il tema della memoria mi appartiene». È curioso, lei sembra un uomo sempre dentro il suo presente o proiettato verso il futuro... «Non dimenticherò mai i pomeriggi sereni con Danielle, in Provenza. Giornate indimenticabili, che mi hanno riportato a tanti ricordi della mia adolescenza, quando vivevo in simbiosi con la natura. Ora mi aspetta un film di gangster a New York, ancora con Ridley: mi mancheranno quei paesaggi dell’anima». Anche lo sguardo chiaro si addolcisce quando dice: «Danielle e io ci siamo incontrati quando ero molto più turbolento, negli anni Novanta. È stata l’unica ad accettarmi, sin dall’inizio. E a capire anche i miei bisogni di solitudine». Gli piace essere a Toronto, dove ci dà appuntamento in un caffè: «Toronto assomiglia un po’ alla Francia. Si fanno lunghe pause nei caffè all’aperto, con gli studenti che vanno in bicicletta e non ti degnano di un’occhiata perché hanno altre cose a cui pensare». Confida: «Mio padre e mia madre hanno avuto una vita coniugale straordinariamente felice: cinquant’anni insieme, fatti di piccoli gesti, grandi intimità. Cercavo, inconsciamente, qualcosa di simile, anche se, per anni, ho generato passioni che andavano contro le mie stesse intenzioni. Mio padre lavorava in un pub e da ragazzo lo aiutavo. Le clienti mi corteggiavano. Mi sono chiesto spesso perché la mia personalità scatenasse in tante donne una forma di aggressività da conquistatrici quando io volevo solo una ragazza con la quale fare lunghe passeggiate e leggere i libri che amo». Ricorda: «La storia con Dani ha avuto alti e bassi, come sempre accade quando si è giovani. Io l’ho corteggiata parecchio dopo il nostro film e lo faccio ancora oggi. Anche se adesso non devo più aspettarla, come ho fatto per anni, all’uscita degli studi televisivi dove interpretava un serial che non finiva mai. Danielle è figlia di gente dello spettacolo, è sempre stata più disincantata di me rispetto alla fama e al successo. La giornata ideale? Un pomeriggio nella campagna vicino a Sidney con i miei figli, l’odore dei covoni di fieno, il cielo senza orizzonti dell’Australia e la certezza che alla sera Danielle ci aspetta e io mi divertirò a cucinare le mie ricette preferite». Dove ha imparato a cucinare? E a ricamare? «Ho imparato a cucinare nel ristorante del pub quando componevo anche canzoni e assillavo tutti con la mia ballata rock country I Wanna Be Like Marlon Brando. Sono bravissimo a preparare budini alle mele e biscotti al torroncino. In quanto al lavoro a maglia e al ricamo, non è uno scherzo. Ho imparato quando ero in tournée con la mia band a cucirmi i bottoni, a rammendarmi giacche e camicie e ho scoperto che farlo mi rilassava. Poi Danielle mi ha regalato un libro di piccolo punto. Ora faccio anche piccoli arazzi ricamati». Ride: «Sono un virtuoso nel mio lavoro sin da quando, a sette anni, cominciai a recitare perché mia madre Joey lavorava nel catering delle troupe televisive. Allora desideravo ancora diventare una pop star e studiare storia. Il mestiere dell’attore mi ha coinvolto a poco a poco e, oggi, il virtuosismo lo applico anche all’arte culinaria e al piccolo punto, mentre nella recitazione sono diventato più istintivo». E quali attori le piacciono? «Indimenticabile è John Hurt in The elephant man. Ovviamente, da ragazzo quando mi guardavo allo specchio sognavo di assomigliare a Steve McQueen e Cary Grant». Parla meno volentieri delle attrici, dice che ammira Emma Thompson, e da ragazzo gli piaceva rivedere in televisione Kim Novak in Picnic: «Il film preferito di mio nonno Stan. Era il mio mito. Diceva sempre: devi scegliere quello che senti nel cuore prima che nel cervello. Ho pianto quando è morto. Mi dispiace che non abbia conosciuto i miei figli. Sono molto legato alla mia famiglia». Il matrimonio, i figli, una certa tranquillità lo hanno fatto anche un po’ ingrassare. E Russell ride senza riserve: dovrà mettersi a dieta per il prossimo film, confessa. Le capita, talvolta, di pensare a come sarà, a cosa farà quando avrà superato i sessant’anni? «Certo. Vivrò nel mio ranch, ascolterò i racconti dei miei figli che forse andranno a quel college che io non ho mai frequentato, mi ritroverò al pub con gli amici della mia band musicale, ascolterò le canzoni napoletane che tanto mi piacciono, forse avrò voglia di ritornare a teatro e ci sarà Danielle in platea a guardarmi. Sì, penso che la memoria del tempo vissuto insieme sia importante e anche per questo ho amato 'A good year'. Ritrovando l’amore dei primi battiti del cuore, ricordavo i pomeriggi passati ad aspettare Danielle. Talvolta la vita ti sorride ed è importante accorgersene».